CORRIERE DELLA SERA – SPETTACOLI: Il regista ha presentato «Fallo!», film di storie di coppie

CORRIERE DELLA SERA – SPETTACOLI: Il regista ha presentato «Fallo!», film di storie di coppie

Agosto 21, 2003 0 Di Raffaella Ponzo
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Tinto Brass: «La Rai mi ha censurato».

«Sono un regista perseguitato, ma le mie nove attrici sono tutte da 110 e lode». Nel nuovo film appare nel ruolo di voyeur.

ROMA — Tinto Brass perseguitato in patria. «La Rai mi censura — ha dichiarato ieri alla presentazione del suo ultimo film, in uscita il 29 agosto —. Ho invitato i telegiornali alla proiezione. «Ci hanno vietato di mandare la troupe», mi hanno risposto dalle redazioni. Si intitola Fallo! il mio ultimo film, una parola che in Rai non si può nemmeno pronunciare. La gestione del potere in Italia è quaresimale e mortuaria, si teme la carica dirompente dell’eros».
L’anno scorso a Parigi la Cinémathèque Française ha dedicato a Tinto Brass una retrospettiva dal titolo Eloge de la chair (Elogio della carne). Nella prestigiosa sala dei Grands Boulavards sono stati proiettati dieci film di quello che la critica francese ha definito «il più erotomane dei cineasti e il più cineasta degli erotomani».

PERSEGUITATO – «Ma in Italia sono un perseguitato — lamenta Brass —. La procura di Venezia mi ha appena convocato: ha fatto ricorso in Cassazione e riaperto un processo del 1995, che si era concluso con il pagamento di un’ammenda». In quell’anno Brass fu accusato di atti osceni in luogo pubblico: per presentare un suo film era sbarcato alla Mostra del cinema di Venezia con un gruppo di attrici non abbastanza coperte. «Visto che mi stuzzicano, a settembre tornerò a Venezia con nuove sorprese».

IL NUOVO FILM – Ieri, alla presentazione di Fallo, le attrici erano nove. E non passavano inosservate. Il film, che incolla sei storielle di coppie un po’ complicate, appartiene al filone porno. Brass non si offende: «La differenza tra erotismo e pornografia non esiste. A fare la differenza è soltanto il linguaggio. Io mi preoccupo più delle emozioni che dei dettagli fisici». Che peraltro nel suo film la fanno da protagonisti: «Ho seguito la lezione che ci ha dato Courbet col suo famoso quadro, L’origine del mondo — divaga il maestro —. Ma questa volta ho puntato sulla comicità, che rende ancora più esplosiva la provocazione sessuale. Una risata vi seppellirà».
Brass, che si dichiara eversivo e reichiano, dedica il suo film a Monica Lewinsky, «finchè nella sala ovale c’era lei, non si facevano guerre», e alle sue «nove splendide attrici. Tutte libere e intelligenti, protagoniste nella vita prima ancora che al cinema, donne vere, non pin up plastificate».

LE ATTRICI – Sono molto sicure e aggressive, mentre i protagonisti, alcuni piuttosto bravi, come Riccardo Marino e Max Parodi, alla conferenza stampa non riuscivano a spiaccicare parola. Sono anche istruite: Maruska Albertazzi è laureata in Scienza della Comunicazione con 110 e lode, inviata e autrice televisiva; Angela Ferlaino è iscritta alla Sapienza di Roma, facoltà di Psicologia; Federica Palmer ha pubblicato poesie con Feltrinelli e studia regia al Dams. Raffaella Ponzo, antropologa, è laureata in Sociologia. Silvia Rossi, scrittrice, assistente alla regia, ha preso la laurea in lingue con il massimo dei voti. Ci sono poi Federica Tommasi, già laureanda in Economia e broker alla borsa di Verona, prima di approdare al cinema hard; e Virginia Barret, attrice di soap, autrice di un fortunato libro di poesie, Arpeggi erotici, che si dichiara «cattolica praticante, fedelissima a Padre Pio, dal quale nella prima infanzia ho ottenuto una grazia».

GLI ATTORI – Ognuna di loro è pronta ad aggredire lo schermo in primo piano, senza freni… Tutte orgogliose di lavorare con «il grande maestro». Più timidi gli attori (la maggior parte dei falli che si vedono nel film sono riproduzioni in lattice). «Sono le donne che conducono il gioco. Non ho fatto un film fallocratico — motteggia Brass —. Ho fatto un film fallocritico».
Senza modestia, per questa sua ultima fatica, dice di essersi ispirato al Boccaccio. «Lo ha scritto un giornalista russo: “Brass sta al cinema come Boccaccio alla letteratura“». Ma è decisamente autoironico nella sequenza finale, quando presta il suo volto a un voyeur onanista che spia con la telecamera una coppia in azione. «La considero — dice — una firma d’autore».

Claudio Lazzaro

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